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Thomson Corporation abbandona la carta per il Web
Mentre la quasi totalità delle testate online statunitensi continua ad essere in deficit, in Canada c’è chi punta tutto su Internet, come Kenneth Thomson, il magnate della stampa canadese, e a realizzare utili
di Salvatore
Romagnolo
All’inizio dell’anno, il 15 febbraio 2000 per l’esattezza, Kenneth Thomson, il magnate della stampa canadese, aveva annunciato la vendita dei suoi 130 giornali - con l’unica eccezione del quotidiano di Toronto “The Globe and Mail” - per indirizzare tutti i suoi sforzi su Internet. La notizia aveva suscitato un certo scalpore, anche se in Italia era passata del tutto inosservata. Vale la pena tornare sull’argomento.
La Thomson Corporation è stata, per un certo periodo, il più importante gruppo giornalistico dell’America del Nord, e resta ancor oggi il terzo gruppo canadese nel settore. Il suo fondatore Roy H. Thompson, deceduto nel 1976 con il titolo di Lord Thomson of Fleet, è una figura leggendaria, un self–made–man che aveva costruito la sua fortuna iniziando vendere apparecchi radio in Ontario nel 1930. Vent’anni dopo possedeva già 15 giornali britannici, tra cui il “Sunday Times”. Nel 1967 è stata la volta del “Times” di Londra, ceduto poi a Murdoch nel 1981.
Il figlio Ken, ora, abbandona l’impero di carta del padre per costruirne uno di bit. Ormai da quasi dieci anni il gruppo si stava separando progressivamente dai suoi giornali. Nello stesso tempo, Thomson ha orientato le sue attività verso i servizi elettronici e l’informazione specialistica. Nel 1996 l’impresa ha speso la bella cifra di 3,4 miliardi di dollari per acquistare West Publishing, il primo servizio di informazioni giuridiche degli Stati Uniti. Tanto che attualmente l’informazione specialistica conta ormai per la metà del giro d’affari della società. “Il mondo cambia, le imprese cambiano, noi stessi cambiamo: è una delle costanti del mondo”, spiega Ken Thomson, che auspica di ricavare l’80% delle entrate dal Web.
La cura Internet ha fatto bene al titolo Thomson, che è salito all’annuncio della vendita dei 55 quotidiani e dei 74 periodici del gruppo, la maggior parte dei quali si trova negli Stati Uniti. Le pubblicazioni di Thomson, il cui valore è stimato in 1,3 miliardi di dollari, hanno realizzato l’anno scorso un giro d’affari di 810 milioni di dollari e un utile di 220 milioni di dollari.
Un altro erede di un impero della stampa che si è convertito ai nuovi media è Pierre-Karl Péladeau, presidente del Québécor (secondo gruppo del Canada). Québécor, proprietaria di quotidiani, riviste e della rete televisiva TQS, ha acquistato il portale Canoe.com (il quarto per popolarità tra i navigatori canadesi), ha creato il sito “Icimontreal.com” ed è partner in un sito di prenotazioni turistiche controllato da Bell Québéc.
Una bella avventura che ha, però, molti lati oscuri. I siti Internet di Québécor sembrano un po’ dei drugstore: vi sono spesso mischiati commercio, informazioni e reportage compiacenti. Una forma di “giornalismo mercantile” che desta molte preoccupazioni. Inoltre, ai collaboratori delle pubblicazioni di Québécor è stato imposto di rinunciare senza compenso ai diritti d’autore, affinché la loro produzione possa alimentare i siti Web del gruppo. Come si vede, i nuovi media non rinunciano a utilizzare anche “nuovi” mezzi di sfruttamento.
Internet Link:
- http://www.thomson.com/
- http://www.theglobeandmail.com/
- http://www.icimontreal.com/
- http://www.canoe.com/
27 luglio 2000
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